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Taccuini

Semina Storie: Storie nelle rughe

Storie nelle rughe

La ruga è il segno della vita che sento più bello ed entusiasmante per la sua nudità disarmante.

Un semplice tratto sulla pelle, una linea che a tutti i costi vorremmo cancellata. Ci adoperiamo in mille modi e con strumenti avanzati per toglierla di mezzo come se si potesse cancellare in un solo colpo la vita e ciò che è stata per noi.

Mi piace di una ruga quel suo naturale apparire con diverse strade. Spoglia, eppure ricca da far paura. Fa paura la sua nudità, e in quella nudità di pelle e di grinze sembra esserci ogni sfumatura più nascosta di vita vissuta. C’è bellezza pronta per essere svelata.

A me fa venire in mente la strofa della canzone “Anthem” di Leonard Cohen,

There is a crack in everything
That’s how the light gets in.

“c’è una crepa in ogni cosa, è così che entra la luce”.  Crepa e ruga non sono la stessa cosa, ma penso alla ruga come ad un segno (e disegno) della nostra vita, da dove passa luce, quella luce che sa restituirci alla stessa vita. Alla sorgente dalla quale proveniamo.

Le rughe di un corpo, di un viso sono emozioni vissute, sorrisi e lacrime che abbiamo attraversato, tensioni e contrazioni che hanno segnato quel passaggio d’età o forse ci hanno semplicemente aiutato a crescere.

Nelle pieghe del viso possiamo imbatterci nei sogni non ancora sognati, e nei limiti che noi stessi abbiamo voluto in quella circostanza passata.

Quando la mattina mi soffermo allo specchio, la piega sulla guancia mi ricorda la bellezza e la forza della fragilità, e che il valore più grande sta nel prendermi cura di uno sguardo.

Dove si posano i miei occhi e con quali emozioni e sentimenti?

Di quali gesti ho nutrito le mie rughe?

 

Guardo la mia mano e vedo un paesaggio. Nel palmo e intorno alle dita, mi soffermo sugli spazi di ognuna e mi appare il ricordo di piccole mani quando aprire e chiudere era scoprire il mondo!

Mi guardo allo specchio e scorgo un altro paesaggio fatto di montagne coraggiose, di onde del mare, di piste sulla sabbia. Sono approdata improvvisamente in altri luoghi ed ognuno sembra rimandarmi ad un’immagine.

Il viso somiglia ad una tela dove scorgo pezzetti di vita in ogni angolo, e ne resto stupita: nelle fossette intorno alla bocca una bimba saltellante, in mezzo agli occhi il passo veloce e concentrato sotto il peso di una cartella azzurra.  Pieghe di risate e grinze leggere di sorrisi in mezzo a rivoli di lacrime.

Penso ad ogni ruga come ad un frammento che racconta

che siamo stati e che siamo ancora.

 

E tu?   Prova ad immaginarle come piccolo scrigno di attimi, di storie racchiuse.

Quali storie potrebbero raccontarti le tue rughe?

 

Il momento di scrivere

E ora accomodati, sentiti a tuo agio. Ho un piccolo suggerimento per te: prendi una matita e dei colori e comincia a disegnare il tuo viso. Per questo potrebbe rendersi necessario sedersi davanti ad uno specchio o averne uno tascabile. (Prenditi un pò di tempo!!).  Segui le linee che stai guardando sul tuo viso … Lascia andare la mano e la matita sul foglio/quaderno, scegli liberamente da dove vuoi cominciare e solo quando avrai finito, osserva e

… Cosa, chi vedi?

Scrivi e racconta. Al termine dà un titolo al tuo testo.

 

“Ogni ruga sui nostri volti è una storia vissuta con coraggio, orgoglio, sorriso, pianto, amore. Sono come le parole d’un libro aperto sfogliato dal tempo davanti agli occhi del mondo.”

Alda Merini

 

Buon lavoro!

Semina Storie: Storie tra le onde

Tra le onde

 

Eccoci, un’altra storia da seminare insieme …!
Hai mai pensato alla vita come ad un movimento continuo di onde? Come le immagineresti? O forse adesso ti senti tanto immerso nei loro flussi che ti risulta impensabile fermarti un attimo e provare a Guardare …

 

C’è un luogo speciale per me nel quale mi sento come a casa. E’ luogo di sale, di vento, d’acqua. Dove le sentinelle di mare – i fari bretoni – parlano, raccontano.
Un susseguirsi di onde; mentre una va, l’altra viene, così sembra proprio la vita! Andirivieni di movimenti lenti, a volte sferzanti, a volte dolci, altre opachi. Sempre imprevedibili.

 

E nel mezzo delle onde? Lì proprio dove si frangono?
Ritorna prepotente una scena ancora viva e vociante sotto la mia pelle. Una radura di sabbia seducente nell’alternarsi delle maree. In un istante vedo e rivedo ogni “cosa” che sembra gridare felice la sua origine: minuscoli abitanti che fino ad un attimo prima erano nascosti tra le acque, giù nei fondali.
Resto sbalordita dinanzi a quella vista improvvisa.  Ci sto camminando sopra e sono stupita mentre mi ritrovo a guardare la distesa d’acqua che non c’è più. Come se il letto dell’oceano avesse tolto un velo. E stesse offrendo se stesso al mondo spudoratamente nei suoi piccoli tesori.
Mi ricordo di quel pezzo di spiaggia, rimasto nudo dopo il flusso dell’onda e prima che lei ritornasse, prima ancora che la sua forza trascinasse nuovamente tutto.
La danza delle maree assomiglia ad una lunga risacca in Bretagna; sembra ti inviti a camminarci dentro, a perderti nelle sue scoperte cangianti.
Mi ritrovo a pensare alle risacche nella vita, a quei momenti e a quegli incontri quando ti senti ribaltato dalla loro energia,  ma poi ti sembra di intravedere la luce di nuove direzioni. Le POSSIBILITA’ verso altre sorgenti. Penso alle tante oscillazioni dinanzi ai marosi della vita.

 

Hai voglia di provare a lasciare una traccia per la tua risacca?
E’ qualcosa del tuo quotidiano, o forse di un ricordo lontano?
Quali atmosfere ti evocano le onde del mare?
Forse lì si celano piccole storie.

Suggerimento per cominciare: cerca una parola, o anche più di una, combinale insieme. Fondamentale è che tu lo faccia con una penna, a mano; questo facilita il processo di scrittura e rende più fluido anche ricordare.
Una volta trovata continua con la scrittura senza fermarti. Libera le tue parole come onde del mare. Quale è il moto oggi?

Buona scrittura

Semina Storie: Storie sull’altalena

Storie sull’altalena

 

E’ mattino molto presto. Mentre cammino intravedo poco lontano una forma che mi appare subito familiare.
Mi sembra di riconoscerla, di scorgere da una strana nebbiolina qualcuno che si muove. Mi sembra di sentirne perfino le risate, gridolini di allegria. Intanto mi avvicino a questa sagoma.
Lei si trova nella nuova area-giochi che sta proprio sul limitare della pista ciclopedonale, dove solitamente vado quando si è tra il finire della notte e i primi chiari del giorno.
Molti mesi fa mi era piaciuto fotografarla quando ancora era vietato l’accesso al pubblico per i lavori di costruzione nell’area. Lei era lì, e mi aveva ri-chiamata a quella aria un pò sospesa, tutta sola tra aiuole e panchine fantasma.
Era uno di quei lockdown, quando eravamo costretti nella sospensione.
Mi ritrovo ben presto avvolta in una figura colorata e da quello stato di immobilità che fatico a riconoscerle.
L’altalena.  Gioco, posto speciale dove potevo volare e liberare le mie ali.
Solitaria in quel primo mattino, ma generosa di “sorrisi, ricci e capricci” di un tempo lontano.
Mi è sempre piaciuta l’altalena, andarci su. Il fiato che mancava e la voglia che scoppiava nel volo che mi sembrava di spiccare sempre più in alto!
L’altalena, su e giù, quelle continue oscillazioni, il moto, la spinta, la forza nelle tue gambe ed i piedi che si piegano all’ingiù, sembra di “spingerla” l’aria e tirar fuori così tutta la tua forza!
E tu che ricordi hai?  Cosa era quel movimento di quando ci salivi?
Cosa ne è stato, (e forse lo è ancora?!) della mano fiduciosa sulla tua schiena, di quel colpetto delicato e determinato che ti davano mentre tu felice andavi incontro all’aria frizzante sul viso?
Poi bisognava scendere, ritornare a terra. Ma era davvero tutto come prima?
 
Hai voglia di raccontare la tua altalena?  Di come ci stavi su? E di come ci staresti se ci salissi ora?
E quella volta che invece ti sei fermato un attimo prima?
Prenditi un po’ di tempo, scegli un angolo tranquillo e sperimenta la scrittura della tua storia. Ti suggerisco di usare una penna, ti aiuterà meglio a ricordare …
Ce n’è una vicino casa tua? Nel parco della tua città? E se ci facessi un salto adesso? …
Buon volo! E buona scrittura.

 

 

Semina Storie: Storie di corteccia e di pelle

Storie di corteccia e di pelle

 

Quando pensiamo ad una corteccia, è facile immaginare subito un albero. Ci viene in mente quell’albero, sì proprio “quello” con il quale abbiamo vissuto momenti speciali: ne ricordiamo il luogo in cui l’abbiamo visto la prima volta, le sue fronde, le emozioni …

Forse è lui, l’albero di quando eravamo piccoli!

Ma non tutte le cortecce sono uguali e appartengono alla stessa famiglia!

Ci sono gusci duri e spigolosi, ci sono “bucce” e ci sono “croste”.

Ci sono cortecce e cortecce! La più esterna ha la funzione di proteggere, quasi “avvolgente” verso un altro strato originario.

Tutte le cortecce ri-vestono un interno, proteggono con il loro tipo di pelle il corpo di qualcuno, di qualcosa. E può succedere di restare sospesi in attesa di ri-trovarsi faccia a faccia in uno svelamento, ma anche di arretrare e fermarsi nell’apparenza.

Chissà cosa si nasconde sotto quella vecchia scorza!

Ora, mettiti comodo e pensa a questa parola, “corteccia”. Se vuoi, pronunciala più volte ad alta voce lentamente e lascia che il suo suono ti evochi.

Quali storie vorresti narrare con la tua penna?

Per avviare il tuo movimento, potresti cominciare dalla ricerca e dalla scrittura di

quei momenti dalla scorza dura

Le volte che hai mostrato una corteccia grossa.

 

Potresti fare spazio per altre storie ancora?

E se fossi tu una corteccia, come saresti? Saresti quella di un albero o …?

 

Buona scrittura!

Semina Storie: Storie di silenzi e di rumore

Storie di silenzi e di rumore

 

Il silenzio può essere un luogo?

Forse, quando creiamo con lui lo spazio che si fa dimora per il nostro sentire, o per le pause cercate, strappate ad una quotidianità del “troppo” e del “veloce”.

Il silenzio può essere un luogo per te? A cui prestare la tua voce, come custode delle tue parole?https://www.mariarosariamemoli.it/articoli/con-il-silenzio/

Una dimensione sempre meno abitata, uno stato sempre più cercato e affannato nella condizione di rumori, ecco il SILENZIO. Sembra che il bisogno di lui arrivi solo quando mossi da un opposto, il RUMORE.

Ci sono momenti di silenzio che amiamo particolarmente? Quando accadono?

Tu riusciresti a raccontare i tuoi?

Potresti trovarti sopraffatto dal frastuono di una giornata, ma in mezzo al “rumore assordante” potrebbe apparire un fruscio, un sussurro, un soffio.

Sospendi per un po’ i tuoi ritmi, (anche solo pochi minuti, ricorda che c’è bisogno di un pizzico di sano volere!). Per aiutarti potresti darti regolarmente un tempo e uno spazio tra le tue abitudini, (che alla lunga sosterranno i tuoi momenti di scrittura!) e cominciare a scrivere di

“quella volta che un fruscio / un sussurro / un soffio …”

Siamo immersi in un continuo sottofondo di sollecitazioni acustiche. E se cominciassimo ad accarezzare i sensi con gentilezza?

Melany, peruviana di 11 anni, dice così:

Il silenzio non è solo stare zitti

ma è la tua pace interiore

e sta nelle cose di tutti i giorni:

nella corsa di un bambino,

nel volo degli uccelli,

nella pioggia e nella neve  

che cade libera e si posa delicatamente

come una ballerina nel suo spettacolo. Questo è il silenzio, che vedere non si può,

ma tenerlo sì.

E devi solo trovarlo

perché il silenzio

sei tu.

(A cura di Chandra Livia Candiani)

Buona scrittura!

 

 

 

 

 

 

Semina Storie, Semina Gesti

Storie di gesti

 

Eccomi, sono tornata per le nuove semine con te.

Sosto tra parole, storie e gesti pensando che ognuno richiede una terra fatta di sguardi attenti, unici pezzi di memoria, custodi speciali di ricordi sulla nostra vita. Come semi al buio in attesa di germogliare.

Negli ultimi giorni del 2021 e a cavallo con i primi dell’anno appena arrivato ho deciso di fermarmi per un po’. Ho scelto la terra ligure, la Val di Vara un posto speciale dove potessi sentire l’orizzonte del mare anche se da lontano.

In questa sosta il silenzio della natura ha dominato le camminate nei boschi e nei borghi dimenticati; ho raccolto così qualche spunto di riflessione che vorrei condividere con te come Buoni Auspici per la Vita che ci Attende.

Uno esorta a Ri-guardare con Nuova Attenzione.

L’altro spinge a Trovare Tempo di Coltivare Bellezza.

L’altro ancora dice che è Momento di SEMINARE GESTI.

Piccoli gesti di cui prendersi cura esercitando quello sguardo nel quotidiano, nei movimenti di tutti i giorni che ci può accompagnare ad una nuova pienezza. Una Nuova consapevolezza, nutrimento e forza vitale per le nostre potenzialità.

A volte è bastato dire una sola parola per chiudere una relazione o forse per aprirla; altre volte il suono di una parola ha aiutato a guardare da un’angolazione diversa lo stesso pensiero, quella cosa accaduta e a farci cambiare una modalità.

In altri momenti ti sei trovato di colpo dinanzi a dei muri, solo dopo aver pronunciato quelle parole fatidiche. Come avresti voluto ritornare ad un attimo prima!  E ricordi quel gesto che ti ha sorpreso, lasciandoti senza parole e senza la sedia comoda delle tue certezze? Cosa ne è stato?

Ti sei mai trovato a pensare per un attimo ai gesti presenti nella tua giornata? Anche quelli piccoli e minuti? 

Perché non provare a descriverli e a raccontarli!?

Accomodati nel tuo angolo di silenzio e prova a rivedere una giornata qualsiasi delle tue. Scorrila nella tua mente, richiamala a te e sperimenta con calma ogni immagine che appare al tuo ricordo.

Forse qualcosa sembra mostrarsi più nitida … Potresti ritrovare qualche frammento di una giornata passata, un gesto antico che viene da lì; accogli e tieniti pronto a ricevere la tua storia.

Ora prendi la penna e dai voce a ciò che stai sperimentando.

Nel muoversi della tua mano lascia scorrere le parole di quel gesto ritrovato! E non badare a correggere nulla di ciò che stai scrivendo.

Sperimenta il Far-ti uno con la tua scrittura.

Se vuoi puoi inviarmi/lasciare qui uno stralcio del tuo testo. Sarò ben lieta di leggerti.

Buona scrittura! E buona cura.

 

Semina Storie: Storie dai marciapiedi

Storie dai marciapiedi

 

Asfalto, una strada trafficata, marciapiedi a stento visibili. Passi frettolosi, piedi stanchi e zoppicanti, mani che si agitano in una lingua sconosciuta. Una nebbiolina leggera sfuma all’orizzonte, appare un palazzo gigantesco con tanti ferri sulla cima. Giù, fuori dal portone un paio di trecce dorate ed una bambina.

La sua mano ribelle nell’altra rugosa e ferma della donna che le sta camminando un passo più avanti, come di consueto. Di corsa su e giù dal marciapiede svicolando tra le auto parcheggiate in seconda fila e sui lastroni sgarrupati. Di corsa verso scuola, dietro l’angolo di quella strada sotto casa, dove compare il vicoletto …

Ci sono luoghi che abbiamo abitato a lungo. Fanno parte della nostra quotidianità da molto lontano. Divenuti speciali come casa, dove siamo cresciuti, dove abbiamo intessuto amicizie, piccole storie di un buongiorno.

Ho sempre considerato i marciapiedi il teatro di quotidianità spicce, con dentro sorrisi e lacrime e una qualche dose di fatalità. Cuore di atmosfere ordinarie del mio vivere partenopeo, pullulante di voci, di colori, di profumi e olezzi di ogni genere.

Prova a guardare ora fuori casa tua, cosa vedi? Negozi, via vai di gente, colori?  Voci concitate?

Eppure là in mezzo, proprio dove stai guardando, appare qualcosa, una sagoma che si muove indisturbata…

Una storia potrebbe raccontar-ti qualcosa di insolito. Forse in attesa della tua voce.

Prendi la penna e nel silenzio scrivi, Se fossi là in mezzo … sarei?

Dai Voce al tuo racconto.

 

Buona scrittura!

Semina Storie: Storie in Attesa

Semina Storie: Storie in attesa

 

Siamo prossimi al Natale. Giorni di Attesa. Parola, quest’ultima, che sembra invitare ad uno stato di “tremore sospeso”, ma anche a spalancare gli occhi verso un qualcosa che non E’ ancora, di cui non si sa.

Invece in questi giorni ci muoviamo come accelerati, frenetici nei movimenti …

Ed intanto il tempo sfuma!

In quali storie stiamo vivendo i nostri giorni?

Di quale attesa è fatto il tuo tempo Ora?

E anche se ti senti schiacciato e risucchiato dal vortice di quest’ultimo mese dell’anno, ti invito a fare un piccolo passo con me.

Vuoi?

Rallenta i tuoi passi e ritorna allo stupore di uno Sguardo. Chissà quali piccoli Semi puoi mettere a dimora.

Come?

Scegli con me una Parola da Seminare nel Giardino! Semi speciali ai quali Donare un po’ del nostro Tempo, … un po’ di Stupore!

Occorre però che tu vada piano fino a fermarti nel posto che più ti piace. A casa tua o dove preferisci; ti basteranno un foglio/un quaderno ed una penna.

Poi con molta calma e nel silenzio raccogliti, e ascolta ciò che ha da dirti il cuore!

AVVICINATI AL TUO SACRO TEMPIO,

SPALANCA GLI OCCHI,

ACCOGLI LA VITA IN TE!

Ah, ti sussurro la mia: fiducia.

Aspetto la tua!

 

BUON NATALE!

Semina Storie: storie d’attimi

Storie d’attimi

 

Le storie si svolgono in un Tempo che non ci è dato di conoscere nella fine, ma possiamo dare Valore a quello che ci sta in mezzo. Fosse anche ad un solo Attimo.
Un minuto, poco più e in un lampo la vita non è più la stessa. Emozioni, percezioni, parole che hai sentito o che hai pronunciato, incontri fatali: qualcosa è cambiato.
Un solo istante ti può togliere il respiro. Apnea e poi di colpo risali verso quella che credi la superficie, che ti sembra di conoscere così bene!
Ma non la trovi più …
Ci sono momenti che non si dimenticano, neanche a volerlo su due piedi. E ritornano e se ne stanno buoni, buoni ad aspettare di avere un piccolo gesto di ri-guardo, forse un respiro solo più lungo.

 

Ti ricordi, ad esempio, quando hai visto per la prima volta un tramonto?
O hai imparato a nuotare? O quella volta che sei arrossito davanti a tutti?
Ti è capitato che la tua vita sia mutata totalmente in un attimo? Che in quegli istanti si sia ribaltata ogni cosa che fino a poco prima vedevi sicura, certa?
Cosa ne è stato dopo?

 

A volte anche le belle notizie, quando arrivano possono stravolgere, sembrano spostare ogni punto di riferimento consolidato. In un battibaleno ti ritrovi a dover rivedere punti di vista, atteggiamenti.
Ricordo quando ho saputo di aver ricevuto il tanto atteso trasferimento di lavoro come insegnante, dalla mia città, Napoli, alla provincia di Milano. Ricordo ancora la palpitazione, l’emozione di avercela fatta! Ma quello era solo l’inizio, dopo sarebbe arrivato il bello…
Se vuoi provare a rintracciare le storie custodite negli attimi della tua vita, oggi ti propongo un esercizio in più step.
Procurati un foglio abbastanza grande, o se preferisci la pagina di un quadernone. Disponila come vuoi, e poi scrivi liberamente di quei momenti.
Puoi connotarli, riportando, per esempio, dove, quando, nomi di persone, anche di oggetti, se vuoi. Immagina che stai creando una sorta di mappatura personale che puoi consultare, arricchire, integrare ogni volta che lo riterrai utile.
Solo quando hai terminato la tua mappa, per qualche minuto in silenzio la osservi e lasciandoti richiamare da una delle tracce scritte, cominci a raccontare la storia di quel momento.

 

Buona scrittura!

Semina Storie: Storie (d)alla finestra

Storie (d)alla finestra

 

La finestra è sempre stata uno dei miei posti magici …

Quando ero piccola mi divertivo ad appiccicare il naso sui vetri! Era in cucina, su di un pezzo della porta-balcone. E’ sempre stata lei la mia finestra.

Ci alitavo su e poi disegnavo con l’indice… Poggiavo il viso come dentro una cornice. La tela era sempre diversa, ne vedevo delle belle, a volte non capitava niente, ma a me piaceva lo stesso!  Ogni cosa là fuori e ogni volto apparivano come incantati e fermi nel paesaggio davanti ai miei occhi e cominciavo ad immaginare storie. Qualche volta le scrivevo sul mio diario segreto.

Guardarsi intorno, guardare attraverso con meraviglia, perché possiamo accorgerci che la vita è anche nell’intercapedine di una finestra.

Le tracce sopite della nostra storia svelano inattesi quando prestiamo loro i nostri occhi!https://www.mariarosariamemoli.it/articoli/frammento-del-viaggio/

Come?

Prendi un quaderno, o un block-notes ed una penna. Poi nel silenzio del tuo angolo di casa preferito accomodati e scrivi…

 “Se fossi una finestra, come sarei? Quali storie si affacciano?”

Buona scrittura!