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Storie di corteccia e di pelle

 

Quando pensiamo ad una corteccia, è facile immaginare subito un albero. Ci viene in mente quell’albero, sì proprio “quello” con il quale abbiamo vissuto momenti speciali: ne ricordiamo il luogo in cui l’abbiamo visto la prima volta, le sue fronde, le emozioni …

Forse è lui, l’albero di quando eravamo piccoli!

Ma non tutte le cortecce sono uguali e appartengono alla stessa famiglia!

Ci sono gusci duri e spigolosi, ci sono “bucce” e ci sono “croste”.

Ci sono cortecce e cortecce! La più esterna ha la funzione di proteggere, quasi “avvolgente” verso un altro strato originario.

Tutte le cortecce ri-vestono un interno, proteggono con il loro tipo di pelle il corpo di qualcuno, di qualcosa. E può succedere di restare sospesi in attesa di ri-trovarsi faccia a faccia in uno svelamento, ma anche di arretrare e fermarsi nell’apparenza.

Chissà cosa si nasconde sotto quella vecchia scorza!

Ora, mettiti comodo e pensa a questa parola, “corteccia”. Se vuoi, pronunciala più volte ad alta voce lentamente e lascia che il suo suono ti evochi.

Quali storie vorresti narrare con la tua penna?

Per avviare il tuo movimento, potresti cominciare dalla ricerca e dalla scrittura di

quei momenti dalla scorza dura

Le volte che hai mostrato una corteccia grossa.

 

Potresti fare spazio per altre storie ancora?

E se fossi tu una corteccia, come saresti? Saresti quella di un albero o …?

 

Buona scrittura!

One Comment

  • Floriana Naldi ha detto:

    Corteccia mi risuona come “scorza” e scorza mi rimanda gli agrumi che proteggono il loro succo prezioso per non disperderlo. Spesso l’apparenza esteriore non corrisponde al cuore più profondo e si deve andare oltre la corteccia per scoprirne la linfa. E così nella vita e nelle relazioni. Se ci limitiamo ad un giudizio sommario esteriore rischiamo di perdere la bellezza che c’è in ogni essere e i pregiudizi diventano i nemici più grandi dell’abbraccio. Credo sia fondamentale prendersi tempo, spazio e silenzio per ogni avvicinamento. Mi piace molto appoggiarmi alla corteccia degli alberi per ascoltare i loro racconti. L’ho fatto tanto tempo fa nel parco del Pollino abbracciando un pino loricato centenario, ancora ci scriviamo! Ogni tanto sento il bisogno di mandargli una lettera come fosse un maestro antico per raccontagli esperienze e vita che scorre e chiedere consigli al soffio che sempre mi rimanda.

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