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Iniziative di agosto 2023

Il Giardino d’Inchiostro diventa itinerante ed offre ad agosto Arte, Poesia, Musica e Natura tra cortili antichi e palazzi storici nella splendida cornice paesaggistica della Val Grue, (Al) e precisamente nel borgo di Garbagna.

L’incontro con la poetessa Prof.ssa Daniela Malini è uno degli eventi di questa estate. Nell’incantevole Cortile Boleno, uno dei più antichi di Garbagna, dialogherò con la poetessa sulla sua raccolta di poesie, “Sul crinale di uno sguardo” accompagnate dalla voce dell’attrice Julia Ivaldi.

Il tutto organizzato dall’Associazione “Librinscena”, interessante polo culturale consolidato nel comune della Val Grue con il quale il Giardino d’Inchiostro studio-lab ha avviato una stimolante collaborazione.

Il viaggio di Helios continua.

Helios è arrivato alla sua prima edizione nella regione Lombardia nel marzo del 2023 a Busto Arsizio,  in provincia di Varese, in  Galleria Boragno. L’Associazione aps che si occupa di sostenibilità, cura dell’ambiente e cura rivolta alla persona, ha presentato un’interessante scenario di possibilità nell’ambito di tematiche rivolte all’ambiente, alla cura verso la propria casa, su come “abitarla” e quali attenzioni coltivare per favorire un equilibrato rapporto con l’abitare.

Sono presente nel tessuto di Helios come Socio Fondatore e il mio settore si muove prevalentemente con interventi sulle piccole comunità, attraverso la creazione di raccolte biografiche di storie. Seguo il metodo biografico della Libera Università di Autobiografia di Anghiari, comunità di ricerca e di formazione ad alto livello nella quale mi sono diplomata e specializzata.

Insieme alla Presidente, Dott.ssa Salvina Corridore ci stiamo occupando di promuovere e diffondere le iniziative e la finalità che intende perseguire Helios.

Se vuoi conoscere la realtà dell’Associazione e partecipare al prossimo evento noi saremo ad ALESSANDRIA, presso il MUSEO ETNOGRAFICO della Gambarina  SABATO 24 GIUGNO, alle ore 17.

“Guarda le luci, amore mio”

Guarda le luci, amore mio

E’ il titolo del libro di Annie Ernaux che ho appena letto. Mi è capitato tra le mani, “(ri)chiamando” i miei occhi proprio quando stavo riprendendo lo studio sul “diario”, come forma letteraria dell’autobiografia.
Il libro della scrittrice, autorevole voce del panorama della cultura francese, nasce dal voler portare luce su di uno spazio insolito nel mondo della letteratura. Uno spazio che conserva la dimensione più familiare nella memoria, ma allo stesso tempo sembra somigliare ad un non-luogo del sociale: l’ipermercato.  E Annie Ernaux lo fa fuori da ogni tipologia di inchiesta o di esplorazione, nella forma narrativa che più le corrisponde, ossia il diario.
Nelle pagine del libro e dentro il supermarchè la vita sembra pulsare di contraddizioni, di contrasti in mezzo a sfumature di tenerezze e attimi d’allegria.
Qui nel tempio del consumo la quotidianità, ripresa dalla scrittrice come scatti di piccole istantanee, gioca in un microcosmo di relazioni, di sguardi, di ritualità scandite e ritmate da una narrazione diaristica.
La citazione di Rachel Cusk, riportata nelle primissime pagine ci prepara all’incontro …

 

il grande supermercato in fondo alla strada sempre aperto: le sue porte automatiche non si fermano mai, continuando tutta la giornata a ingoiare ed espellere flussi di persone […]”  
… E sembra di camminare insieme con l’autrice sui pavimenti dell’Auchan, di poterne sbirciare con lei ogni angolazione più minuta del tessuto sociale, mentre dà vita ad osservazioni tra montagne di pacchi, corsie di oggetti e piccole casualità.

 

«È qui che ci abituiamo alla prossimità dell’altro, spinti dagli stessi bisogni essenziali di nutrirci, di vestirci. Che lo si voglia o no, qui costituiamo un’unica comunità di desideri».

 

E’ in questo luogo così vicino e familiare che, avvolti da ritmi frenetici e senza rendercene conto, facciamo esperienza dello spazio e della “prossimità all’altro”. Come fili multicolorati, ciascuno e tutti insieme creano  trame di vita e di solitudini.

 

Lì dentro ci si può scordare che non si è soli, o che lo si è” , continua la citazione di Rachel Cusk

 

Lo spazio dell’Auchan, dove la scrittrice si reca per un anno intero con regolarità, somiglia ad un teatro dove si muovono e si intrecciano abitudini e modi negli aspetti più nascosti della vita ordinaria.
Le pagine del diario ci mostrano uno sguardo attento e proteso verso le pieghe più sottili di gesti abitudinari presenti nel quotidiano vivere.
L’occhio osservatore dell’autrice si sofferma con cura sul riportare alla luce ciò che resta confinato ai margini della quotidianità, che non pare cadere più sotto occhi veloci e troppo distratti.
Sembra di ritrovare tra le pagine un’umanità in ogni sua declinazione, che non viene scalfita dall’avanzare prepotente della tecnologia.
Una realtà raccontata attraverso una narrazione analitica, ricca di dettagli e sempre pronta a cogliere la vita nelle sue sfumature,

 

Perché vedere per scrivere è vedere altrimenti. E’ distinguere oggetti, individui, meccanismi e conferire loro valore d’esistenza

 

Vedere per scrivere è forse aprire lo sguardo a nuove visioni delle piccole sfumature,  nelle fessure dell’esistenza.
La conclusione del libro appare avvolta da un sentimento di malinconica nostalgia, che conserva l’odore delle drogherie di un tempo, “dove si prendeva il latte con un bricco di metallo”.

 

Lì tra quelle pareti come all’Hyper U si respira già memoria.

Il Silenzio degli Alberi

Il Silenzio degli Alberi

Ti sei mai accorto delle tante voci camminando in un bosco?

Ti senti circondato come essere dentro un anfiteatro naturale, pullulante di suoni e di presenze.

Poi accade. Improvvisamente ti sembra di sentire una voce, come in un abbraccio con tutte le altre. E se provi a metterti in ascolto, puoi avvertire un sibilo che riempie l’aria.

Continuo a camminare, e quello strano suono sta diradandosi; ogni cosa che avvicino, che tocco e che incontrano i miei occhi sembra ri-apparire nei suoi colori, nei contorni di una forma.

Il silenzio è fatto di sensi, ha bisogno di un corpo che lo attraversi e di un cuore aperto alle imprevedibilità di un luogo come il bosco.

Come i passi sulla terra nuda, così quel silenzio che anima la creazione artistica degli alberi di Renato Morlacchi, http://renatomorlacchi.it  “A piccoli passi” e “a qualsiasi altezza” per Osservare, Guardare, Vedere. https://youtu.be/l514pbexK_8

Il sostare sembra inevitabile per accorgersi degli incontri che ti capitano a caso!.

La personale di Renato Morlacchi, “Il Silenzio degli alberi”, 5-13 Febbraio 2022. Spazio Arte, C. Farioli – APS, Busto Arsizio  nasce da una costante ricerca personale e artistica, sollecitata da una spinta interiore verso riflessioni  sull’incertezza dell’Uomo e della sua umanità.

Nella forma materica sulla tela, l’albero, quale forza antica e millenaria sembra ri-chiamarci, scuotere, e allo stesso tempo esortare. La sua voce silente incita il ritorno a Madre Terra.

La natura racconta generosa la sua storia. Persino in quel pezzo di legno trovato sul sentiero, che ora si appresta a diventare parte della tela. Sembra diffondere segni, tracce di antiche appartenenze, radici lontane. E ri-prende vitalità nel paesaggio cromatico di nuove visioni.

Ogni frammento, il più piccolo, somiglia ad un ri-chiamo, “basta saperlo ascoltare”, esorta ancora l’artista.

Il silenzio è “una Voce che fa rumore” e gli alberi – di Renato Morlacchi – sembrano appartenere ad un silenzio fecondo.

“[…] Quel dolce silenzio
della foresta quanto mi rendeva felice!
Tutt’a un tratto mi invase
un indicibile sentimento
dell’universo,
e insieme,
strettamente unito,
un fiotto di gratitudine
prorompente
con forza dell’anima lieta”
da La passeggiata di Robert Walser

 

 

 

 

 

 

Metamorfosi

15 settembre 2021

Metamorfosi

 

 

Questa estate sono stata travolta dalla lettura di un libro che ho concluso circa un mese fa. Una storia che fino all’ultima riga mi ha tenuta avvolta da parole trapelanti. Suoni, lettere che hanno bagnato a profusione il mio cuore, che mi hanno inchiodato a nuove riflessioni, richiamando a voce possente l’attenzione verso il bene dell’umanità.

Bene che potrebbe essere racchiuso in una sola parola alla quale siamo un po’ tutti chiamati e non soltanto attraverso gli ultimi accadimenti che ci hanno travolto.

“Metamorfosi” – sarebbe il tempo di volgerci ad un Cambiamento che parta dalle radici del nostro essere qui sulla Terra, in quel corpo fisico, unico tempio a cui portare gratitudine.

Intanto che scrivo, riporto il titolo del libro e il nome dell’autore che l’ha generato: “Canto degli alberi” di Antonio Moresco, edizioni Aboca, Collana “il bosco degli scrittori”, (collana che ho scoperto proprio in questa occasione presso la magnifica sede di San Sepolcro).

Lo scrittore, nell’aletta interna del libro, introduce il lettore alla storia offrendogli la sua visione:

Questo libro anche per me inaspettato è la mia risposta di scrittore a questo trauma e il mio appello a compiere un salto di piani e di specie e a dare vita a una metamorfosi”.

Visione che ho ritrovato ritmicamente nello scorrere delle pagine narrata, immaginata, disegnata, a volte “gridata” dal silenzio e nel buio sacrale con gli alberi “murati”.

E’ una storia che sembra intrecciare la dimensione più autobiografica, lontane memorie dolorose con la potenza immaginativa dello stesso autore, dalla quale si generano dialoghi, canti, evocazioni, luoghi e scenari dove la Natura domina con la sua Voce Antica.

Leggerlo è stato come scivolare piano, piano dentro un mondo e vederlo capovolgersi quasi al rallentatore, mondo che la penna di Moresco ha saputo rendere prossimo alla comprensione, dando cuore, centralità, risvegliando quelle radici alle quali appartiene l’Umanità tutta.

La sua è una scrittura che ti prende la mano e non ti molla fino all’ultima parola. E ti sembra di camminare con lei, di seguirla e sentirla a tratti vicina, a tratti più lontana.

Provi a mollare ogni ormeggio e ti abbandoni ad una nuova navigazione in compagnia di alberi, di voci, di melodie fino a giungere ad una nuova Visione.

“Canto degli alberi” è un libro che sembra incitare ad un varco possibile nella situazione sociale delicata che stiamo vivendo da due anni. Da un lato segna e documenta il tempo che passa, dall’altro ti offre come fosse un dono una possibilità,

“la nostra unica possibilità” – cit. dell’autore.

Penso alla metamorfosi come ad un vero e proprio capo-volgersi dal di dentro, per poter ri-vedere ogni cosa dall’altro lato della propria visuale. E mi vien da riflettere sulla parola “propria” che pare strida, graffi le orecchie e non c’entri affatto con il capovolgimento narrato.

Propria evoca qualcosa che ha a che fare con il concetto di possesso e che sembra voler segnare confini, pareti, oltre i quali non lasciar passare. Sembra voler dare mura, laddove invece c’è bisogno di liberare, rischiarare e compiere un gesto restitutivo di luce. Forse è davvero dentro l’azione responsabile di un “capovolgimento” che può accadere la Vita.

Ri-vedere è anche ri-guardare e ad esso è strettamente connesso. Ma non sono la stessa cosa. Ri-guardare è gesto che richiede spazio di cura, azione d’ascolto verso l’Altro. Quell’Altro che siamo noi. L’altro che è Noi.  Che stabilisce nuovo orientamento alla navigazione, come faro che guida in ogni notte.

composizione materica di Renato Morlacchi

https://www.mariarosariamemoli.it/articoli/il-silenzio-degli-alberi/

Scrivere nel parco

Scrivere nel Parco

 

Metti una data, ad esempio il 3 luglio. Metti un luogo, un parco pubblico di sabato mattina. Aggiungi il silenzio interrotto solo dal fruscio delle foglie di un pioppo e dalle penne che corrono sui quaderni.

Così ci siamo riTrovate a scrivere. A riCercare un contatto con le nostre parole, così ci bagnamo di emozioni, avviciniamo piccoli aneddoti. Come frammenti poetici su interni a lungo rimasti nella sospensione di un tempo quasi senza tempo!

Tra tronchi possenti, disteso assieme al telo anche il tempo che sembra riprendere il suo ritmo, il suo corso nell’impugnatura della mano fremente.

L’emozione di rivedersi e finalmente di potersi guardare senza schermi virtuali sembra costituire il cuore di questo incontro.

La scrittura sa essere rivelatrice di immagini del passato, manifesta il suo potere di darsi. A patto che chi scriva sia pronto a seguirla. Come a togliersi di dosso abiti usuali.

Scriviamo parole immerse nella natura e abbracciate dal silenzio.

Ascoltiamo, qualche resistenza sembra frenare, ma appare sempre un momento in cui ci si abbandona.

 

Alcuni dicono che
quando è detta
la parola muore.
Io dico invece che
proprio quel giorno
comincia a vivere.
Emily Dickinson

Scrivere in gruppo è esperienza di rispecchiamento; le storie che ciascuna legge diventano “humus”, nutrimento che alimenta nuovi sguardi. E forse anche l’ascolto è complice!

Le parole poetiche di E. Dickinson sembrano risvegliare in ciascuna di noi una Parola. Ora sembra come nuova al termine di questa mattinata. Disposta sul filo dell’emozione, dentro le storie che abbiamo condiviso.

Le portiamo con noi verso casa. Nella gratitudine e nell’attesa dei prossimi incontri.

Camminare parole

Camminare parole

4 SETTEMBRE 2020 DI MARIROSA

 

La passione per la scrittura dilaga prepotente nello spazio del lavoro, mi apre a nuova collocazione professionale che nutro e da cui mi sento nutrita.

Cosa mi porta verso la scrittura? La ricerca e la consapevolezza. La prima parola sposa la seconda sul sentiero della pratica.

Per me scrivere diventa camminare parole verso l’essere consapevole.

Sperimento diverse forme, generi e stili. Ogni volta risuonano con gli stati del momento, con un bisogno passeggero, con gli spasmi della ricerca. Ogni volta quel movimento con la penna mi conduce a inattesi, a insolite parole che insieme creano vissuti, illuminano memorie. Emozioni che trovano aria e voce in una parola, a volte in una sola lettera.

La scrittura sorprende, genera stupori pronti ad essere varcati, e attraverso di loro la possibilità di ri-conoscersi. Ancora e ancora!

Consapevolezza mi richiama la parola umanità.

Scrivere è toccare emozioni, sentimenti che attraversano, abitano la storia personale.

Accade che quando intraprendi la via della scrittura imbocchi una strada senza ritorno, con la quale puoi solo andare in avanti.

Stare all’interno della formazione autobiografica, continua e costante per tanti anni, (Scuola Mnemosine – Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari) è stata una grossa occasione per fare ordine nella mia storia di vita. Mi muovevo tra gli angoli più bui dell’interiorità e nei meandri del cuore, con le parole in mezzo a sentimenti che si sono ri-appropriati di un posto. Hanno trovato dimora nel mio cuore e nel mio corpo.

Ho compreso che Qui, Adesso è la Vita. Quella continua tensione verso la ricerca, Cuore dell’Essere con l’Altro. Io sono Qui, ma è con l’Altro che la Vita genera se stessa.

Durante il lavoro di scrittura della mia autobiografia e nelle riflessioni ri-generate, si è fatto corpo via via il senso dell’Essere in Relazione, maturato in nuova postura. Essererelazione.

Scrivere pone dinanzi alla profonda umanità alla quale apparteniamo tutti. Fatta sì di radici storiche ma che poi ti traghetta verso la comprensione dell’essere.

La linea d’inchiostro, la parola che accompagna sono mezzi potenti non solo di espressione di sé, ma una via possibile all’interno della quale si cresce e si evolve. Scrivere ci mette in contatto con noi stessi, nei territori ignoti delle parole, e solo nella resa totale ci lasciamo condurre verso altri possibili varchi.

 

Con il silenzio

Con il silenzio

3 AGOSTO 2020 DI MARIROSA

Il silenzio sembrerebbe una dimensione in via di estinzione, fa parte ormai di una ricerca affannosa e spesso sfibrante e quando c’è lo rifuggiamo, ne abbiamo paura. Lo evitiamo, ci diamo subito da fare per “riempire” quella sensazione forte e improvvisa di vuoto, come se ci venisse a mancare qualcosa.

Il silenzio come “ospite inquietante”, o qualcosa che va subito sostituito, tolto di mezzo … Di certo i ritmi delle nostre giornate lo allontanano, “non sanno cosa farsene” di uno spazio e di un tempo simili.

Mi sono avvicinata in punta di piedi al silenzio circa vent’anni fa. Quando ho cominciato a praticare le discipline taoiste e un pò alla volta la meditazione. Erano gli anni della ricerca interiore sulla consapevolezza, sull’ascolto interno. Il rapporto con il silenzio si è affinato e approfondito nel corso degli ultimi dieci anni; ho potuto sperimentare in prima persona il posto che gli davo e cosa sprigionava in me l’ascolto che attivava. L’uno richiamava l’altro, l’uno confluiva e nutriva di consapevolezze l’altro.

Scrivere e meditare si fondono in un solo respiro, fatto di inchiostro e di silenzio. Nell’ascolto e nella parola che si fa spazio di cura.

La mia storia con il il silenzio potrei racchiuderla in tre piccole parole: verso, in, con. E’ nell’ultima che si è generata l’esperienza di tre anni fa.


E’ quando smetti di cercare che trovi, che ti lasci trovare. Che ti apri all’inaudito, all’invisibile intorno. E’ quando ti arrendi e deponi ogni credenza, ogni strumento che accedi al Cuore.

Così ho vissuto la mia esperienza Con il Silenzio nell’estate del 2017 in Val Maira.

Nel luglio 2019 viene pubblicata la mia terza raccolta poetica che racchiude tra parole e immagini trenta giorni con il silenzio della Natura.

Ho sempre percepito la Natura come il luogo più prossimo dove ristabilire conoscenze, potenziare e ri-conoscere appartenenze. La natura è la dimensione dove si manifestano le origini antiche dell’Essere, ci pone in contatto con l’autenticità dell’essere, non risparmiandoci a volte momenti di difficoltà, nei quali emerge il faccia a faccia con le nostre intime fragilità.

Ma quali bellezze possono celare quelle fragilità?

Il silenzio sembra essere abbraccio di parole e allo stesso tempo il luogo dal quale la parola ha origine. A volte si fa testimone di un’emozione, di una piccola percezione; a volte lo ritrovo lì al mio fianco, sembra non emettere suono e mi impedisce di mettere mano alla penna. E’ solo Sguardo, poi diventerà segno d’inchiostro.

C’è bisogno di silenzio che educa, che aiuti a prendersi cura di sè, dove fermare il correre quotidiano per entrare in ascolto dell’altro. Che non sappiamo accanto a noi o sotto il naso; quel silenzio che sembra vuoto pronto a svelare ogni pienezza quando ci arrendiamo.

Per fare questo occorre che arretriamo, con umiltà e senza giudizio. Dimentichiamo l’Io nella corsa e prendiamo posto nella dimora con il Silenzio. Pronti a ricevere la Bellezza della Meraviglia.

Scrivere è gesto

Scrivere è gesto

15 LUGLIO 2020 DI MARIROSA

“Lo straordinario nascosto – attraverso i tempi del covid-19”. Conclusione di un cammino di parole autobiografiche.

La scrittura è un gesto. Che incontra sempre l’altro, anche quando l’altro è quel Tu in Me. La scrittura è un gesto. Che si arricchisce di valori, di-versi ai miei occhi. E sono davvero tanti. Tanti quanti quei “ponti” sulla via della Presenza. La scrittura diventa un gesto sociale, si incontrano e si intrecciano le memorie. Si tessono pezzi di storie, li cuciamo insieme con un filo di voce. Un filo che emoziona che rafforza. Che Vibra. * Questa è una delle ricchezze dello scrivere di sé in gruppo, nella pratica autobiografica,

La scrittura sa essere Gratitudine a coloro che ci sono state! Nei prossimi tempi vi aggiorno con tutte le novità dei corsi e percorsi.

Ma se volete potete anche scrivermi a .. partenope1963@gmail.com.

Ben lieta di leggervi!

Germogli

Germogli

17 GIUGNO 2020 DI MARIROSA

Lo Straordinario è Esser-ci! L’altrove sembra essere qui, tra noi spesso impolverato dalla dimenticanza e dalla concitazione. Ieri con la scrittura abbiamo sollevato tante riflessioni su quello che è stato e su un nuovo modo di Guardare. Ieri i saluti erano pieni di domande, stare in autobiografia muove interrogativi, libera il pensiero e stimola forme e azioni creative. Ma tra tutti i punti di domanda c’era e c’è un nuovo punto di vista, un punto di nuova Forza: lo straordinario è che noi ci siamo state in questo momento storico così delicato.

Quell’altrove che sembra spingerci chissà dove, è Qui. Nel nostro stesso Respiro, nell’essere Presenti l’una all’altra.

Sarebbe questa la Bellezza dello Straordinario? Grazie a tutte!.. E ai prossimi passi.